Chimamanda Ngozi Adichie ai laureandi di Harvard

2 de maio de 2021

By Manu

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Discorso dell’autrice Chimamanda Ngozi Adichie ai laureandi del 2018 di Harvard

Buon pomeriggio !

Laureandi del 2018 di Harvard, salve! Grazie davvero per avermi voluta qui in questo giorno. Significa molto per me sapere che siete proprio voi studenti a scegliere chi fa il discorso del diploma : vi ringrazio. Congratulazioni, a voi a ai vostri cari che sono qui.

Ho trascorso un anno fantastico al Radcliffe Institute qui ad Harvard nel 2011, con una borsa di studio per fare ricerca. Mi sono innamorata di Cambridge, perciò è bello ritornare qui.

Mi chiamo Chimamanda. In Ibo significa « Il mio spirito personale non verrà mai spezzato ».

Non sono certa del perché, ma alcune persone trovano che sia difficile da pronunciare. Qualche anno fa ho tenuto un discorso durante un evento a Londra. La donna inglese che doveva presentarmi aveva scritto foneticamente il mio nome su un pezzo di carta. Dietro le quinte si teneva stretta stretta tale pezzo di carta mentre ripeteva la pronuncia ancora e ancora. Vedevo chiaramente che ci teneva davvero a pronunciarlo correttamente.

Di lì a poco è salita sul palco e ha fatto una bella introduzione che ha concluso con le parole « Signore e signori, date un caloroso benvenuto a CHIMICHANGA ! »

Ho raccontato la vicenda a una cena poco tempo dopo e uno dei commensali è parso molto infastidito dal vedermi riderci su. « È oltraggioso! – disse – Quella donna inglese avrebbe dovuto metterci più impegno! ».

Ma la verità è che lei ce lo aveva messo un grande impegno. Anzi, aveva finito per chiamarmi burrito fritto appunto perché ci aveva messo grande impegno. Ci si era sforzata tanto che aveva finito per sbagliare, il ché è completamente umano. È stato a causa dell’ansia.

Ora, il punto di questa storia non sta nel dire che potete chiamarmi Chimichanga. Non pensateci nemmeno… Il punto è che le intenzioni contano, il contesto conta. Qualcuno, spinto da un malizioso desiderio di deridere il mio nome, potrebbe benissimo chiamarmi Chimichanga ; in tal caso, certo che non la prenderei sul ridere.

Ma c’è differenza tra essere maliziosi e commettere un errore.

Di questi tempi viviamo in una cultura della denuncia, una cultura dell’indignazione. E dovreste poter denunciare le persone! Dovreste poter indignarvi. Tuttavia, tenete sempre presente il contesto, e non tralasciate le intenzioni, mai.

Se mi si domandasse il titolo del mio messaggio per voi oggi, risponderei « Sopra ogni altra cosa, non mentite ! » oppure « Non mentite troppo spesso. » Il che vale a dire « Dite la verità. ».

Mentire, la parola, l’idea, l’atto ha nell’America di oggi una carica politica tale che sembra appropriato dirvi, sopra ogni altra cosa, di non mentire.

Io sono cresciuta in Nigeria durante un susseguirsi di dittature militari prima e di democrazie incipienti poi, e l’America è sempre parsa qualcosa a cui aspirare.

Quando un’altra assurdità accadeva ancora in ambito politico, dicevamo « Questo non accadrebbe mai in America ! ».

Eppure oggigiorno il discorso politico in America include domande che vengono direttamente dalla terra dell’assurdo, domande quali « Dovremmo chiamare menzogna una menzogna ? », « Quando una menzogna è una menzogna ?».

Perciò, laureandi del 2018, mai prima d’ora è risultato tanto urgente quanto segue: dobbiamo proteggere e valorizzare la verità.

Ma prima che vi parli del non mentire, devo ammettere che io stessa mento. Mento sistematicamente sulla mia altezza, persino quando sono nello studio del medico. A Lagos, quando dico a degli amici che devo ritrovare per pranzo che sono bloccata nel traffico, è una bugia . La verità è che non sono neanche uscita di casa perché devo ancora finire di prepararmi.

Ora, ci sono altre bugie : purtroppo non posso dirvi nulla a riguardo, altrimenti vi dovrei uccidere subito dopo. Ma quel che so è che mi sento sempre la migliore me e do sempre il meglio di me quando sono timorata della verità, quando non mento.

Ora, il fatto di dire la verità non significa che tutto funzionerà. In realtà, spesso non funziona. Non vi sto chiedendo di dire la verità perché in tal modo le cose funzioneranno sempre; ma perché dormirete sonni tranquilli. E non c’è nulla di più bello che svegliarsi ogni mattina stringendo tra le mani la propria integrità, tutta intera.

Molti anni fa, prima che il mio romanzo d’esordio venisse pubblicato, partecipai a una conferenza di scrittori qui negli Stati Uniti. Era un raduno di molti aspiranti scrittori e di alcuni scrittori affermati. Ora, il fatto che i primi, gli aspiranti scrittori, leccassero i piedi agli ultimi, gli scrittori affermati, costituiva il riverito rituale della conferenza. E così, in una delle pause, mi diressi verso un uomo, uno scrittore affermato di cui conoscevo bene il nome ma di cui non avevo letto nulla, gli strinsi la mano e gli dissi che ero una sua grandissima fan.

«Adoro il Suo lavoro ! » – Gli dissi.

La moglie gli stava seduta accanto.

« Dunque, quale dei suoi libri ha letto ? – mi chiese. Mi pietrificai.

« Quale ha letto? » – mi chiese nuovamente.

Tutti, attorno a quel tavolo, rimasero in silenzio a guardare, in attesa. Io sorrisi un folle sorriso, quindi farfugliai :« Quello su…quello sull’uomo che scopre sé stesso. » Il ché, naturalmente, fu una balla madornale. Ma pensai che sarebbe stato convincente dal momento che metà dei romanzi scritti da uomini corrispondevano alla descrizione.

Poi me ne scappai via. Ma, prima di scappar via, sentii lo scrittore dire alla moglie « Tesoro, non avresti dovuto farlo…»

Ma la verità è che io non avrei dovuto fare una cosa del genere. Leggere un romanzo è fare onore all’arte. Quindi perché mentire sull’aver fatto onore a qualcosa al quale non lo si ha effettivamente fatto?

Quel giorno ho provato una vergogna indescrivibile, ma col tempo ho sviluppato rispetto per quel che la moglie dello scrittore possedeva: un fantastico detettaballe.

E ora che ho la buona fortuna di essere una scrittrice affermata, e una che non mente per non perdere la minima occasione di crogiolarsi negli elogi (detto) tra parentesi, posso percepire quando una persona sta dicendo parole vuote: è molto peggio di quando la persona semplicemente non dice nulla.

Quindi, abbiate un buon dettetaballe. Se ancora non ce l’avete, lavorateci su!

Ma avere un tale detector implica di doverlo usare anche su sé stessi. E a volte, le verità più dure sono quelle che dobbiamo dire a noi stessi.

Quando ho cominciato a inviare il mio primo testo ad agenti e a case editrici e ho cominciato a ricevere rifiuti, ho convinto me stessa che il mio lavoro semplicemente non avesse trovato il suo posto. Sarà pure stato vero. Ma c’era un’altra verità, e quella mi ci è voluto molto più tempo per prenderla in considerazione : il manoscritto non era buono.

Infatti quel mio primo romanzo – o che consideravo un romanzo – alla fine andava riposto in un cassetto. Ed io sono così grata che non sia mai stato pubblicato. È difficile dire a noi stessi la verità sui nostri fallimenti, sulle nostre fragilità, sulle nostre insicurezze. È difficile dire a noi stessi che probabilmente non abbiamo fatto del nostro meglio. È difficile ammettere a noi stessi le nostre emozioni veritiere, cioè che forse ciò che proviamo è dolore e non rabbia, e che forse è giunto il momento di chiudere il capitolo di quella relazione e andarcene via.

Eppure, dopo averlo fatto, stiamo meglio.

Intendo che la missione del College di Harvard vi chiama a diventare cittadini-leader. Non so nemmeno cosa significa cittadino-leader. Suona un po’ come un laureato di Harvard che dice « Sono andato al college a Boston» cosa che, tra l’altro, dev’essere la forma più immodesta di modestia.

Per favore, classe del 2018, quando vi chiedono dove avete fatto il college, dite semplicemente « Harvard ».

Tra l’altro, io ho fatto la specialistica a Yale, non a New Heaven, dove ci sono altre università, ma sappiamo anche che nel grande concorso di snobismo di prestigiosi college americani, la tua graduate school1 non è poi così importante. È la tua undergraduate2 che conta, perciò è senz’altro possibile che io non sappia affatto come funziona tutto ciò.

Dunque, siete incaricati di diventare cittadini-leader, il ché, suppongo, significa che siete incaricati di essere dei leader. Spesso mi domando chi saranno i leader-ati se si suppone che tutti quanti diventino leader.

Ma, che siate un leader o che siate un leader-ato, vi raccomando vivamente di pendere sempre dal lato della verità, di peccare di eccesso di verità.

Per aiutarvi a fare ciò, fate della letteratura la vostra religione. Vale a dire: abbondate nella lettura. Leggete fiction, e poesia, e narrativa non-finzionale. Fate delle storie umane Il fulcro del vostro intendimento del mondo.

Pensate alle persone proprio come a persone. Non come ad astrazioni che devono conformarsi con una logica implacabile, ma come a persone, fragili, imperfette, persone il cui amor proprio può essere ferito, e il cui cuore può essere toccato.

La letteratura è la mia religione. Dalla letteratura ho imparato che noi umani siamo imperfetti. Ognuno di noi è imperfetto. Ma, per quanto imperfetti, siamo capaci di bontà duratura. Non c’è bisogno di essere perfetti per poter fare ciò che è giusto e corretto.

Non ti è estraneo, Classe Harvard del 2018, scegliere di dire la verità. Quando hai preso posizione accanto ai lavoratori della mensa durante lo sciopero, quando hai manifestato contro la revoca del DACA1, quando hai dato il tuo appoggio al movimento Black Lives Matter, stavi dicendo la verità sulla dignità che ogni singolo essere umano merita. Ti applaudo. Mi raccomando: continua così.

Ma ricordate che d’ora in avanti, fuori dal nido di Harvard, le conseguenze saranno maggiori, la posta in gioco sarà più alta. Ve ne prego, non lasciate che ciò vi sbarri la strada della verità.

A volte, specie in spazi politicizzati, dire la verità sarà un atto di coraggio: siate coraggiosi. Non lanciatevi in provocazioni per il puro gusto di farlo, ma non silenziatevi per paura che la verità che direte potrebbe essere provocatoria. Siate coraggiosi.

Le persone possono essere straordinariamente resistenti ai fatti che non gradiscono. Ma non lasciate che questo vi silenzi impedendovi di dire la verità. Siate coraggiosi.

Siate coraggiosi quanto basta per riconoscere che anche quando la posizione della controparte è priva di valore, c’è valore nel sapere in cosa consiste quella posizione. Ascoltate la controparte, perlomeno la ragionevole controparte.

Siate coraggiosi quanto basta per riconoscere che la democrazia è sempre fragile, e che ciò che è giusto non ha nulla a che vedere con la destra politica o con la sinistra politica.

Siate coraggiosi quanto basta per discernere quelle cose che si frappongono nel cammino che porta al dire la verità: l’arguzia vacua; l’ironia che proviene dalla bancarotta morale, il desiderio di aggradare, il deliberato offuscamento; la propensione a prendere cinismo per sofisticatezza.

Siate coraggiosi quanto basta per accettare che la vita è ingarbugliata : non sempre la vostra vita combacerà con il vostro ideale. A volte nemmeno le vostre scelte sanno allineate con i vostri ideali. Non giustificate né razionalizzatelo: prendetene atto. Perché è giustamente cercando di giustificarlo che finiamo per invischiarci in quel tunnel tortuoso, oscuro e senza fine di menzogne dal quale a volte è impossibile riemergere integri.

Alcune persone ritengono che Harvard sia la migliore scuola al mondo. Personalmente non ne sono sicura : devo prima sentire cosa ne pensa la mia gente a Yale. Ma so di sicuro che per moltissime persone in tutto il mondo Harvard è diventata molto più che una semplice scuola.

Harvard è la metafora di una compiutezza intellettuale intoccabile. Ed ora che siete laureati di Harvard – ebbene, a dire il vero quasi laureati di Harvard, visto che ancora non avete tra le mani i vostri diplomi, non li avrete in mano prima di domani. E suppongo che il personale dell’amministrazione di Harvard sia ancora in tempo per cambiare idea sul consegnarveli…Ma ammettendo che non cambi idea e che riceviate i vostri diplomi domani e diventiate pertanto laureati di Harvard, il mondo tirerà delle conclusioni su di voi.

Molte di queste conclusioni saranno a vostro favore. Ad esempio si concluderà che siete competenti e intelligenti. Vedendo « Harvard » scritto sui vostri curricula, i datori di lavoro ci presteranno attenzione.

Tuttavia, ci saranno altre conclusioni. Persone che non sanno di voi null’altro che siete andati ad Harvard, concluderanno che vi sentite superiori, che avete un’alta opinione di voi stessi.

Strabuzzeranno gli occhi quando commetterete un comune errore umano. Vi capiterà di sentire nel corso della vostra vita, e in un tono che non si può certo descrivere come amabile « Eccolo là Harvard…».

Ora, in tutta trasparenza: una volta un amico mi ha raccontato che l’unica cosa che aveva imparato ad Harvard era atteggiarsi come qualcuno che è andato ad Harvard. Ed io ho ripetuto spesso quest’aneddoto con grande allegria.

Sostanzialmente, è per dirvi che ispirerete un certo risentimento e, magari, ciò vi aiuterà a tenere presente che tutti quanti siamo esseri umani, inclusi i privilegiati.

Ma queste presupposizioni che la gente farà su di voi sono insignificanti in confronto all’immenso privilegio che accompagna un diploma di Harvard.

D’ora in avanti avrete vi verranno aperte delle porte, avrete un certo tipo di potere. E lo so che è terribilmente cliché dirvi che d’ora in poi dovreste usare questo potere per cambiare il mondo, ma davvero, dovreste usare, d’ora in poi, questo potere per cambiare il mondo.

Cambiate una fettina del mondo, non importa quanto piccola essa sia. Se provate un senso di insoddisfazione a riguardo dello status quo, nutrite quell’insoddisfazione: siate spronati dalla vostra insoddisfazione, agite, addentratevi nel sistema e cambiate il sistema.

Mettete alla prova le presupposizioni alle quali si ancorano tante istituzioni culturali dell’America. Raccontate nuove storie. Propugnate nuovinarratori, perché la verità è che l’universale non è prerogativa di nessun gruppo specifico. La storia di chiunque è potenzialmente universale. Deve solo essere raccontata bene.

Cambiate i media in America, fate in modo che ruotino attorno alla verità. Non attorno all’intrattenimento, non attorno al far soldi, ma attorno alla verità.

E, mentre fate ciò, siate astuti riguardo a quando vi occorre essere concilianti e quando invece non vi occorre. Perché a volte, perseguire la conciliazione si frappone nel cammino che porta a dire la verità.

Se state riferendo che il sole sorge ad Est, non occorre che diate ascolto alla controparte perché non c’è controparte che si regga in piedi.

Un diploma di Harvard vi aprirà delle porte, vi darà delle opportunità, ma, sfortunatamente, devo informarvi che non vi renderà invincibili. Avrete sempre quella fragile essenza umana che si trova al centro di ognuno di noi.

Ci saranno momenti in cui sarete pietrificati alla sola idea di fallire, sarete impietriti dalla paura di fallire. In quei momenti, ecco la verità che è facile dimenticare: non potete sapete con certezza se fallirete.

Io ho avuto la fortuna di ricevere dall’universo un regalo meraviglioso: il sapere sin dalla mia più tenera età che cosa amavo sopra ogni altra cosa.

Io ho avuto la fortuna di avere genitori fantastici che mi hanno dato sostegno e mi hanno incoraggiata. E i miei genitori sono qui oggi.

Scrivere è ciò che amo. Se non avessi avuto la fortuna di essere pubblicata, in questo preciso momento mi troverei da qualche parte, sarei completamente ignota, possibilmente a pezzi, eppure starei scrivendo.

Alcuni di voi qui oggi, come me, sanno ciò che amano. Altri non lo sanno.

Se non lo sapete, finirete per scoprirlo. E se non sarà qualcosa che amate, allora sarà qualcosa che vi piace, o qualcosa che non odiate… o qualcosa…

Finirete per scoprirlo.

Ma per scoprirlo, dovrete fare dei tentativi.

La straordinaria Shonda Rhimes ha detto molto saggiamente che « Devi pur fare qualcosa fino a che tu possa passare a qualcos’altro ».

Tentate, se non funziona, tentate qualcos’altro.

Io seppi, per aver trascorso un anno alla scuola di medicina, che non faceva per me. In realtà questo non è totalmente vero : lo sapevo ancora prima della scuola di medicina, ma andare alla scuola di medicina mi ha definitivamente chiarito le idee. E non è tempo sprecato, è esperienza. E l’esperienza vi tornerà utile in modi che non vi immaginate.

Non vi so dire quante volte, nel corso della scrittura del mio secondo romanzo, Metà di un sole Giallo, che è stato un libro profondamente emozionale per me, mi sono sentita scossa dall’incertezza. Mi ritrovavo a saltare nel letto per mangiare cioccolata.

Ma sapevo che dopo aver mangiato tutto quel cioccolato, dopo tutto quello sprofondare in oscuri abissi, mi sarei rialzata e avrei ripreso a scrivere.

Non vi so dire quante volte mi sedevo per scrivere e invece poi mi ritrovavo ad andare online per cercare delle scarpe ; e mettevo diverse scarpe in svariati carrelli online, e poi ne rimuovevo alcuni e ne mettevo alcuni via e ne ordinavo alcuni ma non ne ordinavo alcuni altri…

In realtà sto pensando di iniziare una società di insigni procrastinatori. E sospetto che molti di voi probabilmente si affilierebbero.

La procrastinazione è una forma di paura. Ed è difficile riconoscere la paura.

Ma la verità è che non puoi creare qualcosa che abbia valore senza queste due cose alla volta: il mettere in dubbio te-stesso e l’avere fiducia in te stesso.

Se non dubiti di te stesso cadi nell’autocompiacimento, se non hai fiducia in te stesso non puoi farcela. Hai bisogno di entrambe queste cose.

E c’è anche il timore di non essere all’altezza, di non stare al passo, che per voi potrebbe essere calcato dal grande peso di tutte quelle aspettative Harvard.

Voglio condividere con voi un verso da una deliziosa poesia di Mary Oliver:

« Chiunque tu sia, non importa quanto solitario, il mondo si offre alla tua immaginazione. »

Quando vi sentiti afflitti a causa della concorrenza, quando vi paragonate ad altri diplomati di Harvard, quando vi sentite abbattuti per non aver ottenuto quel lavoro alla Goldman o a McKinsey, o nella Silicon Valley subito dopo la vostra laurea; o ancora per non aver vinto un Pulitzer ai trenta oppure per non essere diventati soci dell’amministratore delegato di qualcosa ai trentacinque, pensate alla letteratura.

Pensate ai talenti precoci e ai talenti che sbocciano in età tardiva. Pensate ai molti romanzi sperimentali che non seguono affatto la forma tradizionale.

La vostra storia non deve per forza seguire l’arco tradizionale.

C’è un detto Ibo: “Mbonye djikounyi bu sthu tsuya.”

Tradotto letteralmente, significa : “Poco importa l’ora alla quale ti svegli, è pur sempre la tua mattina. L’importante è che ti svegli”.

Il mondo vi sta chiamando. America vi sta chiamando.

C’è del lavoro da fare. Ci sono cose divenute opache che devono risplendere di nuovo. Ci sono cose in frantumi che devono essere di nuovo ricomposte in un integrità.

Siete nella posizione per farlo. Ce la potete fare. Siate coraggiosi. Dite la verità.

Vi auguro di aver coraggio e vi auguro il meglio.

1 Negli Stati Uniti è l’istituzione nel quale si ottiene una laurea specialistica.

2 Negli Stati Uniti èl’istituzione nel quale si ottiene la laurea.

1 Il DACA è l’acronimo del Deferred Action for Childhood Arrivals, il Programma del Rinvio dell’Espulsione degli immigrati giunti in età infantile negli Stati Uniti.

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